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Convegno del Forum scuola PD Lecco sulla “riforma” della scuola superiore PDF Stampa E-mail
Scritto da vittorio   
Giovedì 17 Dicembre 2009 08:00

Lunedì 14 dicembre si è tenuta a Lecco, presso il teatro del centro sociale di Germanedo, l’assemblea pubblica promossa dal forum scuola del PD, sul tema della Riforma della scuola superiore.

Buono il livello della partecipazione, anche se le nostre ambizioni di tenere insieme dirigenti scolastici, docenti, studenti, genitori, amministratori locali e associazioni sociali è andata un po’ delusa. Netta la prevalenza dei docenti, accompagnata dalla presenza di alcuni dirigenti scolastici, per lo più delle scuole superiori della città. Del resto, docenti e dirigenti sono i primi a vivere con ansia e frustrazione una “Riforma” che, soprattutto per quanto riguarda i licei, come canta don Alfonso in un’aria del Così fan tutte di Mozart: “che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”.

Ad oggi mancano ancora i decreti attuativi; non si è concluso l’iter parlamentare; il Consiglio di stato ha espresso non ancora un vero e proprio parere, ma una serie di pesanti perplessità su cui chiede conto al governo, ravvisando nelle bozze che circolano  i termini dell’eccesso di competenza, da parte del governo, il quale andrebbe ben oltre la delega parlamentare.

Eppure, paradosso dei paradossi, proprio in questo giorni le scuole sono chiamate a fare orientamento, confrontandosi con genitori e studenti sulle scelte che i ragazzi dovranno fare a partire dal prossimo anno.

Le relazioni introduttive hanno delineato il quadro di una Riforma che si presenta come una creatura che rivendica diverse paternità. Risultato di una meccanica sommatoria fra quella che fu la proposta Fioroni (la legge 40 del 2007), che ritroviamo sostanzialmente intatta nell’impianto, e perfino nei linguaggi, nelle procedure che la Riforma dei tecnici assume: ragionare per competenze e non per discipline e programmi, valorizzare la dimensione del laboratorio, prevedere  un monte ore annuale e non l’orario settimanale, lasciar spazio all’autonomia;  la proposta Moratti (la legge 53 del 2004), segnata da  un’ipotesi totalizzante di  licealizzazione dell’istruzione e di doppio canale rispetto alla formazione professionale, con una scuola tutta concentrata intorno al nucleo delle discipline tradizionali, con una forte riduzioni degli spazi di autonomia. Impianto che ora ritroviamo nella riforma dei licei. E la riforma Formigoni, la riforma della formazione professionale della regione Lombardia, che Formigoni ha sempre avuto l’ambizione di far assurgere a modello nazionale.

Del profilo dei tecnici e dei professionali ha parlato diffusamente il Dirigente prof. D’Alfonso, che è stato componente della Commissione che ha lavorato sulla riforma dell’istruzione tecnica e professionale all’epoca del ministro Fioroni. Il prof.  Bellangino, ex dirigente dell’IPSIA “Fiocchi” di Lecco, ci  ha ricordato il percorso difficile, ma anche entusiasmante, compiuto in questi anni dagli istituti professionali con il loro bagaglio di esperienze ed innovazioni, percorso  che rischia, oggi, da questa “Riforma Gelmini,  di essere svilito nel nuovo profilo previsto per l’istruzione professionale, stretta   fra l’istruzione tecnica da una parte  e formazione professionale regionale dall’altra, che ne comprimono  necessariamente l’identità, facendo venir meno quella “flessibilità” costitutiva degli istituti professionali fin dalla loro nascita, che ha permesso loro di incarnare una più diretta relazione col tessuto produttivo del territorio di riferimento.

Il prof. Frigerio, già dirigente scolastico ed oggi consulente per la formazione professionale, ha rivendicato a buon diritto la dignità dei percorsi di formazione regionale, paventando il rischio reale, in questa situazione in cui è scarsamente definita la governance dei processi,  di una sovrapposizione e non di una integrazione virtuosa  fra i diversi canali.

La prof. Sciolla, presidente nazionale UCIIM e già membro della Commissione “Brocca” come referente dei programmi di Italiano e Latino, ci ha offerto una lettura d’insieme della riforma Gelmini: un testo senza anima, senza riferimenti pedagogici e didattici (cosa mai avvenuta prima). Ma con un input preciso: tagliare e ridimensionare, disinvestire, per fare cassa. Dici Gelmini, leggi Tremonti. Manca, insomma, in questa “Riforma”, il senso autentico della ricerca del processo dell’apprendimento, fondato sul senso latino profondo dell’istruire e dell’educare.   

Il senatore Rusconi, membro della Commissione parlamentare istruzione, aggiornandoci sugli ultimi sviluppi dell’iter parlamentare della “Riforma”, ci ha ricordato come essa mantenga le sue radici nella legge finanziaria dell’anno scorso, in cui il ministro lanciò la campagna d’inverno del taglio nella scuola  di 8 miliardi in 3 anni, di cui 3 puntualmente previsti anche quest’anno nella nuova finanziaria.

Nel suo complesso il dibattito ha evidenziato la fatica e il disagio di docenti e dirigenti, cui l’incertezza della prospettiva per il domani  va a  sommarsi  alla durezza di un presente in cui molte scuole superiori sono alle prese con  seri problemi di gestione ordinaria, avendo ormai esaurito tutte le risorse economiche di cui disponevano per un’assurda politica di  latitanza del governo nel far fronte ai propri  debiti (mancato pagamento delle supplenze temporanee, delle ore eccedenti, degli esami di maturità ecc…).

L’incontro si è concluso con la presentazione, da parte del Forum scuola PD Lecco, di un documento che tenta una sintesi della problematica in cui la scuola superiore oggi si dibatte, ma propone anche alcuni interventi possibili, lasciando aperte delle prospettive e sollecitando un maggior protagonismo di docenti, genitori, studenti. Una proposta aperta, sottoposta in questi giorni alle integrazioni di chi volesse arricchirla, da offrire come strumento di lavoro ma anche come collante di una possibile rete delle scuole. 

 
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